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Cosa succede quando accade la magia del silenzio mentale?

Quando succede il silenzio mentale, si diventa spettatori dei propri pensieri senza alcuna identificazione con essi.                                                                                                                                   

Riuscendo ad osservarli senza cadere ai loro richiami, avviene il miracolo e si entra in una condizione dove è possibile provare il silenzio mentale.                    

Lo stato del silenzio mentale non corrisponde solo al riposo del cervello, ma ad un vero rientro nella culla dell’anima. Esso è uno stato in cui il mondo conosciuto si rarefà ed è come varcare una soglia che porta a una dimensione interiore completamente diversa da quella che viviamo quotidianamente, dove di fatto siamo avidi nel rincorrere pezzetti di vita.                                                                                              

Il silenzio mentale sfocia in una pienezza senza limiti, nella quiete assoluta dove non esistono più domande e quindi anche risposte; nell’appianamento di tutte le pieghe delle difficoltà che increspano il tessuto della vita.                                                 

Il silenzio mentale è l’unico vero riposo per il viandante stanco, è la pausa che vivifica e nutre l’anima, è il volo senza peso, è il sorriso della consapevolezza di partecipare al miracolo.               

Il silenzio è qualcosa va al di là del tempo e dello spazio, e quindi della misura umana, non può essere imbrigliato ma bensì semplicemente accade.

Quando tutto tace dentro di noi, quando noi siamo presenza cosciente, veniamo avvolti: il silenzio penetra nelle cellule, ci “parla” con “il linguaggio senza parole” e ci illumina annullando la materialità e la limitatezza propria degli esseri umani.                   

E finalmente ci si riposa adagiandosi in quel vuoto pieno, in quell’alveo che è al contempo inizio e fine, padre e madre, suono e silenzio, vita e morte.                                            

Il silenzio accade spesso e volentieri durante la seduta di counseling ma perché esso accada bisogna lasciare tutti gli ormeggi perché la nostra imbarcazione umana prenda il largo, si affranchi da ogni limite e riscopra l’immensità da cui proviene.                                                        

Il counseling è un vero e proprio viaggio alla scoperta di noi stessi, è un’incredibile, affascinante avventura, e l’unica voce che può aiutarci in tale viaggio, l’unica “parola” che non ci tradisce mai, l’unica guida che illumina il nostro cammino è quella presenza che testimonia dentro di noi l’esistenza di quel suono del silenzio da cui tutto ha preso avvio e a cui tutto ritorna sempre. 

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